giovedì, 21 luglio 2005

... ma dato che è estate, mi tengo lontana il più possibile dal pc. Intanto, buone vacanze a tutti gli amici che non visito da un po'...

postato da: DaisyTheCat alle ore 16:34 | Permalink | commenti (9)
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domenica, 03 luglio 2005
Erano vent’anni giusti giusti che aspettavo. Poi, ieri sera, toh, è capitato…
Del Live8 non sapevo niente. Cioè, sapevo che c’era. Avevo pure sentito dei nomi, buttati qua e là. Ma non avevo avuto tempo di soffermarmici, e comunque, poco mi importava. Non entro nel merito della manifestazione, se avesse senso o meno. Forse ha ragione Peter Gabriel a dire che quattro rock star bianche non hanno nulla a che vedere con la fame in Africa. Forse ha ragione Bob Geldof, qualcosa è sempre meglio di niente…
Ricordo il Live Aid e la grande emozione che aveva suscitato in me. Vero anche che allora avevo 14 anni, quindi difficile dire se avesse senso allora. E tanto meno difficile dire se ha senso oggi, con quell’aurea da mega-evento mediatico che fa tanto business furbetto…
Non lo so, diciamo che era l’ultimo dei miei problemi.
Però, ieri sera, stanca morta mi sono sbracata sul divano con una birrozza ed una cicca ed ho acceso sulla diretta RaiTre.
Prima ci sono stati gli Who. Dopo il concerto dei giorni scorsi di Patti Smith avevo pensato “ok, il rock mantiene giovani”, visto l’energia che quella vecchia signora (oggettivamente brutta, ma semplicemente magnifica sul palco) ci aveva messo.
Poi i miei amati Who… Grassi, bolsi, lenti. Una tristezza a guardarsi. La musica, però… Quella no, quella è sempre l’adorata colonna sonora della mia adolescenza. E anche se la voce non è più la stessa, e i riff di chitarra sono decisamente più stanchi, con un po’ di fantasia e magari dando le spalle alla tv…
No, decisamente non è il rock a mantenerci giovani. E’ lui che – alla faccia nostra – resta sempre sé stesso. Il che, comunque, consola…
E poi è successo. Staccano sui Pink Floyd. Parte l’inconfondibile intro di “Money”. Solito tripudio di curatissimi effetti sonori, luci a profusione, grande show come costume da qualche anno in qua. Vabbè, due-tre pezzi non ci stanno male…
Mentre mi verso un altro sorso di birra, però, alzo gli occhi e lo vedo. Roger Waters, col sul basso, proprio in mezzo agli altri… Oddio, ho le traveggole. Non può essere lui, si odiano!
E invece è lui, inconfondibile quando attaccano “Wish U Were Here”, con quella sua voce così roca, psicadelica, ossessiva, la voce di “The Wall”. E’ lui che Nick Mason guarda quando lancia lontano la cuffia che suggerisce il ritmo. Molto meglio ritrovare il proprio bassista, ritrovare la base ritmica di un tempo, forse – certe illusioni vanno coltivate, che diamine…
Gilmour e Waters non mostrano di amarsi alla follia. E vabbè, chissenefrega. Mica li voglio amici, voglio solo i miei Pink Floyd ancora tutti assieme. Compreso il fantasma di Syd Barret (quello, cmq, è sempre presente, in un modo o nell’altro)…
Voglio ancora le due voci, così diverse, spartirsi il testo di “Confortably Numb” – uno tormentato, quasi gracchiante, brusco per le strofe, l’altro più composto e un filino epico per il ritornello. Strofe e ritornello di una delle più belle canzoni mai scritte. Di uno degli album più complessi e importanti mai pubblicati.
E io lì, incredula, in piedi con la birra in mano e la cicca ormai spentasi da sé nel posacenere, quasi emozionata come un’adolescente al suo primo concerto…
Ho ascoltato i Pink Floyd per la prima volta a 14 anni, tre anni dopo la dolorosa separazione. Erano vent’anni che aspettavo. Non sarà granchè, non cambierà la storia della musica, però ho pensato che, in fondo, la giornata di ieri non fosse poi questo schifo che mi era sembrata.
Ho spento la tv, ho infilato nel cd “Farewell Song” di quel meraviglioso piccolo grande scricciolo che vomitava blues di Janis Joplin e me ne sono andata a dormire contenta contenta e quasi consolata.
Rock’n’roll will never die!
postato da: DaisyTheCat alle ore 18:35 | Permalink | commenti (7)
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