martedì, 29 marzo 2005

Sabato sera al Circolo Pabitele, di nuovo nella comoda veste di cameriera occasionale. Non più una divertente novità, ormai sono diverse settimane che dedico il mio sabato sera a far da rinforzo a quello staff simpatico e un po’ sconclusionato. Però comunque ancora un diversivo gradevole – ampiamente favorito da quei soldini extra che ora come ora sono tanto preziosi. Il lavoro fila liscio liscio, locale e clientela ormai più che familiari. Si corre abbastanza, non è proprio tutto relax. Ma il lavoro al bar mi piace sempre – soprattutto da quando non è più un’irrinunciabile necessità, bensì, appunto, un remunerativo hobby. Mi piace, ancor più che il banale contatto col pubblico, far filare la “macchina-servizio” come un motore registrato a puntino, allineando i lavori da fare in un ordine preciso, affinché nulla si inceppi. Occhio, siamo a corto di bicchieri, attenzione a recuperare per tempo i vuoti e a non sovraccaricare la lavastoviglie… Attenzione, tra un po’ resteremo senza ghiaccio, bisogna provvedere… Sono le due, ora che il concerto è finito chiederanno meno birra e più cocktail, controlla che sul banco ci sia tutto il necessario per affrontare l’orda dei nottambuli irriducibili… Così, insomma, una filiera da far scivolare via senza intoppi. Perfetto pane per i denti di un animo in fin dei conti teutonico come il mio. Del resto, sempre pensato di essere proprio brava, in questo mestiere. Cameriera di quinto livello con esperienza, mica cazzi! Mal che vada, un mestiere ce l’ho… In queste occasioni, però, senza farsi prendere dalla frenesia di un efficiente robot. Il caro vecchio Patibolo è troppo scazzato per permettere che il ruolo di “miss Perfettina” prenda il sopravvento. C’è comunque il tempo per qualche birretta e due chiacchiere con i soliti noti, dopotutto… Concerto mediocre (e pensa che ne parlavano tanto bene!), dietro al banco persone affiatate. Discreta latitanza dei soliti tre o quattro rompicoglioni alcolizzati molesti… Arrivano le quattro. I vuoti sono raccolti nel sacco del vetro, il bancone luccica di pulizia, le sedie sono già debitamente issate sui tavoli… Ora a nanna, a godere il sonno dei giusti. Non esageratamente stanca e con preziosi 40 iuri in più in tasca…

Sveglia come sempre ignorata, mi tira giù dal letto il telefono alle due. Che poi sarebbe l’una, con sta cavolo di ora legale. Mi ci vorranno almeno due settimane per entrare nell’idea… E’ la mamma, ovviamente. “Buona Pasqua! Vieni a pranzo?” Ovviamente, appunto… A dire il vero, mamma, ho ancora tanto sonno. Il lavoro di ieri sera, senz’altro. Ma soprattutto ‘sta cavolo di primavera. Cavolo, quanto dormirei, se potessi… E poi, vi ho promesso un pranzo speciale speciale, per domani, per Pasquetta. Un pranzo in pompa magna, cucinato con le mie manine, per potervi servire e trattare da signori. Perché debbo ricambiare tante gentilezze che sempre mi fate – dalla mamma che alla bisogna mi scarrozza qua e là ed il babbo che mi da libero accesso alla cantina, scorte di olio pugliese, formaggio di latteria e vino genuino compresi. Dai, per il pranzo no grazie, magari a cena… Tento di dormire ancora un’oretta, ma tra le coperte ci resisto poco. Se passo una delle poche giornate libere a poltrire a letto con il gatto sulla pancia, poi lo rimpiangerei nei prossimi giorni… Coraggio, qualcosa di utile e – allo stesso tempo – non troppo impegnativo lo si troverà da fare! Metto su una lavatrice. Libero lo stendino per la prossima infornata di panni umidi. Un po’ di aspirapolvere – ma solo un po’. C’è la linea per il pranzo di domani da preparare. Dico “linea” perché l’ho imparato dai cuochi con cui ho lavorato, e la cosa mi fa sentire molto “chef”, eh eh… Preparare gli ingredienti, forse, suona più modesto, ma comunque quello è… Disosso l’agnello e metto i bocconcini a marinare in spezie e vino bianco – mica lo vorremo stopposo, domani… Impasto e metto a lievitare il pane. Scotto a vapore le verdure per il primo e per l’antipasto… Ricontrollo se ho tutto pronto… Sì, c’è tutto! Nel frattempo mi guardo in tv “Il Gigante”: Liz Taylor, Rock Hudson, James Dean. Splendido il cinema della Grande Hollywood, film così non ne fanno più. Ore 18. Per il mio orologio biologico, irrimediabilmente le 17. Ho finito le cicche, buon pretesto per uscire. Inforco la bici e mi faccio un bel giretto. Fino al distributore automatico di v.le Palmanova, e poi via, vagolando senza meta per le stradine del quartiere. Un bel quartiere, al limite tra una Udine che sembra sempre più una città e un paese della periferia contadina, con qualche vecchio palazzo popolare (di quelli belli, però, quando ancora anche per i “proletari” si costruivano palazzine con abbozzi di giardino e spazio vitale garantito) e qualche pretenziosa villetta – sogno realizzato di friulani mattone-dipendenti, tronfi ed orgogliosi dei loro giardinetti piccoli e curatissimi. L’aria è insospettabilmente calda, sebbene velata di foschia. Posso pedalare così, per più di un’oretta. Una volta tanto non pensando assolutamente a nulla… Poi me ne torno a casa. Quattro coccole a Bianca che fa le fusa sul divano, di seguito “L’attimo fuggente” (terza volta, credo) e “Corpi al sole” (per la decima volta, un Peter Ustinov godibilissimo Poirot). Poi a nanna, pacifica come un infante.

Sveglia alle nove. Con debiti tempi tecnici di mio fratello – mio occasionale autista – sono nell’attrezzatissima cucina dei miei alle dieci. Mi metto al lavoro. Vorrei fare tutto da sola, ma mia mamma insiste a proporsi nel ruolo di aiuto-cuoco. Io avrei voluto che se ne stesse lì in panciolle a farsi servire, ma lei è fatta così, adora sentirsi utile. Tutto liscio e regolare, a parte mio fratello e Pier – amico di sempre, ospite e complice nell’organizzazione del pranzo – che sdegnosamente rifiutano l’idea delle mie quagliette al forno. Vagamente schifata, invento al volo una variante al piatto a base di coscette di pollo. Perle ai porci! Menù in programma (disciplinatamente portato a termine) è una “rapsodia” dominata dai colori verde e giallo, tutta a base di ingredienti di stagione: Crostini “Primo Sole” (pancarrè ai cereali con maionese aromatizzata alla senape, dischetti di uova sode e verdure di stagione al vapore), Tagliatelle “Gialla Primavera” (pasta fatta con le mie manine, profumata allo zafferano, saltata in padella con ragout di asparagi, taccole, piselli, carciofi e zucchine e mantecata con formaggio “Feta”), Quagliette in Nido Verde (quaglie al forno servite su letto di cicorietta spadellata e vassoietti di sfoglia), Agnello ai Profumi dell’Orto (brasato di tocchetti di agnello marinati 24 ore). Patate al Vapore (condite con prezzemolo, olio pugliese e vino bianco), Lidric cul Poc in vinagrette, Pane Casareccio Integrale alle Patate, Tiramisù Carioca (dischetti di Pinza alternati a crema pasticcera all’ananas e coulisse di kiwi). Tutto rigorosamente di mia invenzione, ci tengo a precisare… Mamma e papà apparecchiano la tavola della sala. Quella delle feste. Mamma tira fuori una tovaglia bella, papà i suoi costosissimi bicchieri del corso di sommelier e adeguato vino buono. Pier sforna addirittura dei menù stampati ad hoc su carta paglia, che fa molto ristorante figo… Sembrano tutti apprezzare. La cucina, ma soprattutto i miei sforzi. E di questo, sono loro molto grata. Detto fra noi, so che mio padre – buongustaio di carniche attitudini – avrebbe apprezzato molto più dei Cjarsons o muset e brovada. Mia madre, addirittura, pane e formaggio. Gli ossicini delle quaglie, probabilmente, la spazientiscono. E la carne d’agnello, forse, non le è troppo familiare o congeniale. O forse le fa senso l’idea di mangiare un candido agnellino… Quanto a Pier ed a mio fratello, quelli non fanno testo, si nutrirebbero di pura pizza… Fatto sta che comunque fanno del loro meglio per dimostrarsi entusiasti – sia pur con qualche simpatica ironia qua e là. La tavola delle feste imbandita, il set di bicchieri di lusso, l’evidente sforzo di mandare giù anche quell’ultimo boccone – anche quando, evidentemente, lo stomaco è già rimpinzato al limite dell’umano… Insomma, un pranzo importante, la celebrazione solenne dello stare assieme, il gesto simbolico che va oltre il rito del consueto pranzo della domenica… Quello che speravo di creare io, insomma. Come a dire, volevo fare un atto di amore e di gratitudine nei loro confronti. E poi alla fine scopro che l’atto d’amore l’ho ricevuto io, nel vederli accondiscendere ai miei programmi e alle mie megalomanie. Anche quando – diciamoci la verità – forse avrebbero preferito una pasta al sugo guardando il tg. Questi sono i momenti in cui – per quanto balorda, sconclusionata e pazzesca possa essere o essere stata la mia famiglia – mi ricordo perché sono grata che esista.

Dopo due sante ore di digestione, un paio di caffè ed un grappino, mi decido a trascinarmi giù dal divano. C’è il sole, mica si può sputtanare così un giorno libero, dio bono! E meno male che c’è Pier sollecito a propormi un giretto all’aria aperta, altrimenti ci sarei ancora, su quel divano. Sarà sempre il mio grande demone, la pigrizia… Il tempo è troppo poco per progettare avventurose escursioni, molto più praticabile raggiungere delle amiche al Parco del Cormor. Afferro il guinzaglio e mi trascino dietro Heidi – sulla carta il mio cane, nella realtà viziatissima pigrona debosciata dall’anarchica atmosfera di casa dei miei. Con lei al guinzaglio – lunga passeggiata per il parco con Pier e le amiche, chiacchierando più o meno del nulla, più o meno di grandi questioni. Care persone, quelle presenti. Ma – in tutta onestà – sono poco attenta. Oggi mi sento persa per miei personalissimi sentieri emotivi, mi attrae molto di più respirare la bella stagione in arrivo e concentrarmi sul mio rapporto con Heidi. Un cane avrebbe bisogno di presenza quotidiana, io posso invece dedicarle solo rari sprazzi. Sprazzi in cui vorrei insegnarle alcune cose, trasmetterle la mia presenza nella sua vita, coltivare nella sua compagnia una parvenza del mio sogno di sempre – quello di scorazzarmene libera in mezzo alla natura col mio cane al fianco. Mentre ora mi ritrovo in mezzo ad una folla stile lignanese, in compagnia di un quadrupede dolcissimo, ma assolutamente incapace di civili rapporti inter-canini o inter-personali (familiari esclusi), e talmente timida e terrorizzata dal prossimo da incespicare di continuo tra i miei piedi. Vabbè, le voglio bene lo stesso, sarà anche una goffa sfigata, ma è tanto tanto dolce… La giornata è bella, anche se nuvoloni neri si affacciano all’orizzonte. Me ne resto pazientemente in compagnia ancora un po’, mentre nel frattempo tento di mostrare ad Heidi alcuni rudimenti di come si dovrebbe comportare una cagnetta a modo. E – tanto per non farle torto – debbo perfino riconoscere che, quando vuole, ci riesce pure. Gli altri votano per un gelato. Mi dispiace fare la asociale, ma preferisco declinare. Preferisco fare una passeggiata con Heidi, tornare - almeno per un tratto – a casa dei miei a piedi. Mi trovo in una condizione strana: insolitamente refrattaria al contatto umano, ma per nulla rognosa (come ahimè spesso mi capita quando ho la luna storta). Non sto male, non ce l’ho con nessuno, non c’è nulla che mi dia fastidio, anzi… E’ solo che preferisco camminare, starmene in silenzio o – al massimo – ripetere meccanicamente comandi e incoraggiamenti alla mia cagnetta. Con la testa – una volta tanto – leggera leggera leggera…

Me ne arrivo a casa dalla mamma. Lodo Heidi per gli sforzi fatti. E’ stata buona e dignitosa, mamma lupo e papà setter sarebbero orgogliosi… Lei, per contro, al rumore di un tuono lontano si affretta a nascondersi sotto la panca. Come non detto… Io e papà ci facciamo un taglietto di rosso buono, scrafolandoci mezzo Osterschinken spolverato di cren grattuggiato fresco (da ex frontalieri, mica ci possiamo esimere dal rispettare la tradizione tutta austriaca del prosciutto di Pasqua cotto nel pane, no?). Mamma e Pier – che nel frattempo ci ha raggiunti – preferiscono scafarsi mezza colomba artigianale col frizzantino. Che famiglia di inguaribili epicurei… Raccatto una bottiglia di brodo fatta dalla mamma, un paio di kg di patate che si sono fatti mandare dalla montagna e qualche altro avanzo assortito dal frigo. Ciao, papà! Ciao, fratello brontolone! Ciao, mamma, grazie per il mattarello e l’asse da impasto nuovi che mi hai regalato! Ciao, Heidi, la prossima volta ti porto in collina, dove saremo solo io e te! Ciao ai sei gatti. Ciao alle tre cocorite (oh, mio Dio! Mamma le ha battezzate Charles, Diana e Camilla! Non ho parole…). Ciao a tutti, vado a casa. C’è Bianca che mi aspetta ed un post che mi scappa. Che bella Pasqua, credo che me la ricorderò. Ci sentiamo domani….

PS. Con stasera comincia la settimana d’inferno, piena di scadenze lavorative serrate e di prevedibili accumuli di stress. Pertanto – agli amabili visitatori del mio bloggino – comunico che commenterò poco e posterò ancor meno. A tempi migliori…

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martedì, 22 marzo 2005
Uno dei compiti del mio lavoro (il più pesante, insulso e faticoso, ma anche quello che più pare sotto gli occhi di ammiratori e detrattori) è quello di intervistare la ragazza copertina del mese - giovane bellezza locale immortalata in un servizio fotografico tendente al fashion (abbastanza castigato e mediocremente ammiccante, ahimè)... Chess'ha da fa pe' campà! Fatto sta che, dopo un paio d'anni di inenarrabili sforzi per estrarre segnali d'ingegno da cotante intervistate (per la verità, lo standard è molto vario: qualcuna davvero interessante, qualcuna al livello di encefalogramma piatto...), ora come ora non ne posso più. Posto che le signorine in questione solo raramente spiccano per talenti diversi dall'aspirazione a sgambettare sul mezzo mediatico (misere vittime incolpevoli della grande Era della Velina, per lo più), il punto è che ora le suddette interviste sembrano davvero tutte uguali (e vagamente soporifere). Ergo: ci vuole un bel restyling, con idee nuove per presentare le nostre miss dando loro, possibilmente, l'opportunità di dire quello che passa loro per la testa (quando passa qualcosa) e - laddove possibile - cercare di presentarle decorosamente al pubblico accompagnando le foto. Così, di primo acchito, pensavo di alleggerire i toni, con qualche chiacchiera più "leggera". Un po' alla MTV, magari. Solo che - non conoscendole prima - è molto difficile pensare delle spiritosaggini a tavolino. CHI MI AIUTA? COSA CHIEDERESTE VOI ALLE GIRL DEL MESE? Apprezzerò tantissimo suggerimenti. Astenersi dal vernacolo, per quanto possibile. Merci.
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categoria:lavoro balordo
venerdì, 18 marzo 2005
Amo il mio No Fun. Vecchio, caro circolo Arci, un tempo fucina di intelletti, ora stanco porto a cui tornare, anelante di nuovi indirizzi in cui riscoprire energie inesplorate. Amo questo posto in cui mi sento così a casa. Amo questo posto dove stare con le persone ha sempre un suo valore, dove ogni sera - se sei dotato della pazienza sufficiente - puoi scoprire ora quel disco, ora quel film, che proprio ti erano sfuggiti... Amo il No Fun, dove una, dieci, cento birre, fa lo stesso. Conta solo quello che hai da dire. O la voglia di ascoltare. Che sia trendy o meno... Amo il No Fun, e Carlo, bizzarro, adorabile mix di "ho sempre voluto, non potendo" e "ho sempre fatto, non volendo". Amo questo vecchio, talvolta stanco, sempre entusiasmante luogo d'incontro. Quindic'anni di orato tesseramento, ridendo e scherzando, metà della mia vita... Uno di quei posti che ti ricorda che, ok, sia come sia, non siamo su questo pianeta per caso, tanto per lasciarsi vivere... Un pezzo della mia vita, che bello potersi dare un indirizzo, di tanto in tanto...
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categoria:belle persone, posti
giovedì, 17 marzo 2005

Caro Bruno,

vogliamo parlare forse del ritiro delle truppe? Vogliamo proprio? Ci tiene davvero?! 

E va bene, visto che è Lei a chiedermelo, mio caro Vespa...

Ebbene, facile facile: se ne parla da settembre! Da settembre ce ne tiriamo fuori. Già tutto a posto, già tutto chiarito con gli amici yankee... Missione compiuta, torniamo a casa da eroi. Eccheccivuole, dopotutto!!! Iraq in pace, noi a casa, Saddam in galera e G.B. Junior contento come una Pasqua… Meglio di così!!! Vi avevo detto di aver fiducia in me. Sarò anche piccolo, ma quando mi ci metto... Ancora una volta, il Paese è salvo. Grazie a me, naturalmente…

Ehi, Bruno, è andata? La diretta, intendo, è andata in onda? E lo share? Com’è lo share?! Abbia pazienza, lei mi può capire. Anzi, già la vedo che si sfrega le mani... Eddai che stasera abbiamo fatto tombola: lei un picco d'ascolti, io il mio bello spot. Che non guasta, quando c'è aria di elezioni, eh eh... 

Bene! Ora che è fatta, caro Vespa, detto fra noi... Domani, è chiaro, si smentisce tutto. Domani, come prima cosa, mando Vito e Schifani a mettere una pezza a quest’ultima sparata. Come sempre. Ovviamente.

Ma, ora come ora, chissenefrega! Vuole mettere il bello della diretta, gli ascolti da fare... Non per immodestia, ma sono la mia specialità! E poi, con me in video, mica si può correre il  rischio che qualche altro canale vinca l’Auditel... Ci vuole il senso dello show, ci vuole...

E' chiaro - caro Bruno - che ai miei fidi domani consiglierò la versione più gettonata: sono stato male interpretato, io... Questi birichini di giornalisti, sempre pronti a capir male! Distratti o in malafede, di sicuro...

C'ha ragione anche Lei, forse fare un paio di telefonate prima non era male... Ma, davvero, mi ero proprio scordato che nonno Carlo Az' e Gianfri erano andati a trovare quella vecchiarda di Lizzy e quell'orecchione di Tony! Giuro, giuro, non ci avevo proprio pensato!! Cazzo, con Udinese-Milan in coppa mica posso ricordami di tutto, dio bono...

E poi non facciamola poi tanto grossa! Certo, come sempre ci saranno quegli sporchi comunisti pronti a mettermi in bocca frasi strane... Fosse per loro, pretenderebbero perfino cominciassi a pensare prima di parlare, quegli stalinisti schifosi! E allora sì, sai che tempi di terrore e morte... 

Vede, Vespa, mai un po' di tregua! Ma sono umano anch'io, c'ho anch'io le mie debolezze, che diamine! Quando scappa, scappa! Davanti una telecamera si sa, è più forte di me. Mi prende il formicolio e via, ecco che mi escono esilaranti battute da intrattenitore... E' un morbo, una malattia... Colpa di anni di "Striscia," forse... Ma, del resto, c'ho i miei trascorsi da difendere, c'ho... E poi manco c'era Apicella, stavolta! Che volete di più?!
Eddai, in fondo che sarà mai? Solo perchè ho illuso centinaia di famiglie che presto ragazzi in Iraq saranno di nuovo al sicuro a casa? O perchè ho fatto fare la figura del coglione al nostro Presidente ed al nostro Ministro degli Esteri (questo già più facile, ad onor del vero...)?! Via, tutto 'sto pandemonio solo perchè ho fatto fare al Paese l'ennesima figura di merda davanti al mondo intero, tanto per mostrare a Georgie e Tony che qui si fa come dico io? Neanche fosse la prima volta... 

Dopotutto, che mai avrò fatto? Ero solo in tv, mica ero davanti al Parlamento sovrano! Lei lo sa, caro Vespa: da quello me ne guardo bene, dio bono! Sai mai che qualcuno cominci a chiedermi spiegazioni. Sai che noia... Lei è tanto, tanto più rassicurante, caro Bruno, lo sa?

Da Lei, Vespa, in fondo, è sempre tutta un'altra cosa. Non so qui da voi in Rai come la chiamate, ma anche da noi a Mediaset abbiamo qualcosa del genere. Si chiama fiction...

Sempre televisivamente Suo, Silvio

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categoria:italiaaaaa
sabato, 12 marzo 2005
Mi sto apprestando ad applicare un riflessante sui miei lunghi capelli castani. Che dio me la mandi buona...
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venerdì, 11 marzo 2005
Un esserino delizioso.

Ad onor del vero, anche un poco rompicoglioni, però...

Bianca bianca (mai nome fu così appropriato, anche se all'origine il suo nome era Bianca Lucrezia Maria T. P.; ma non sto a spiegarvi il perchè...). Calda e morbida, avversa ad uscire di casa, salvo quel quarto d'ora di tanto in tanto (malgrado viviamo in un gradevole complesso di villette a schiera, dove avrebbe un sacco di aria e di verde in cui socializzare con altri felini). Leggerissimamente sovrappeso (ma non diteglielo, ci resterebbe male...). Assolutamente di buon carattere, almeno più del 99% dei cristiani che conosco...

Ammetto che, almeno due volte al giorno, rompe le palle in modo ossessivo. Ma non per questioni esistenziali, solo perchè le venga aperta la meritata busta monodose di bocconcini umidi Friskies. Quel che è giusto è giusto, dopotutto...

Se malaugaratamente mammina lascia un maglione scuro su una qualsivoglia superficie a cui lei ha libero accesso (autorizzato o meno, questo poco conta, dato che il concetto di autorizzazione proprio non lo digerisce...), si può star tranquilli che lei deciderà di farci una pennichella sopra. E' scientificiamente dimostrato, peraltro, che nella stessa collocazione - e a parità di morbidezza - un maglione chiaro non sortisce per niente lo stesso effetto...

Quando la mamma - senza effettivamente previo consenso da parte sua - si permette di invitare degli amici, lei quantomeno si riserva il sacro diritto a non fare mistero delle proprie opinioni in merito.

Se la compagnia non l'aggrada del tutto, con serafica calma lei si intrufola nello sgabuzzino-armadio a muro, dove - con precisione chirurgica - si dedica ad aprire il cassetto dei calzini (cassetto di cartone, non di legno. E' un gatto, mica Maciste...). Una volta presa posizione, con impassibile "à plomb" comincia ad afferrare e lanciare a terra i vari calzetti. Uno ad uno, con ritmo e metodo invidiabili, senza batter ciglio. Se mamma la redarguisce, lei la guarda appena un po' annoiata e si allontana. Ed appena mammina si gira, track, rieccola lì - imperterrita ed inarrestabile, nella sua consapevole opera di lancio del calzino. Almeno finchè mamma, sconfortata da tale determinazione e poco incline a piegar calzini, gliela dà vinta e scaccia l'elemento di disturbo...

Quando poi la compagnia le è davvero intollerabile, passa al "piano B", la vendetta... Ovverosia - anzichè dar l'assalto ai calzini o ritirarsi indignata in camera sua (perchè, bisogna confessarlo, ormai ha una camera tutta per sè. Una camera che prima veniva subaffittata a più di 100 euro al mese...) - Madamigella prende possesso del letto materno, avendo cura di scegliere il lato preferito dalla genitrice. Lato che, peraltro, occupa con impassibile pertinacia, tale che un sit-in di hippy anni '70 le farebbe un baffo. Si starvacca in tutta la sua magnifica cicciosità, a peso morto, talmente addormentata che neanche un esercito all'assalto sarebbe degno di nota. E quando mammina decide di raggiungere il meritato riposo, è costretta o alla battaglia, o a rassegnarsi al lato sbagliato, quello lontano da radiosveglia ed interruttori. Ovviamente, mamma è caratterialmente una remissimiva. Quindi condannata a dormire in croce...

Talvolta, ad onor del vero, anche Sua Altezza gradisce la compagnia che ha violato il sacro antro della sua dimora. In quel caso, chiunque sia presente, è costretto ad almeno due minuti di tributi alla Sua Maestà. Nulla di invadente, per carità. Lei in qualche vita precedente era una Lady, mica una disposta a strusciarsi sul primo venuto (esclusi, ovviamente, quelli che odiano i gatti. A loro è rigorosamente riservata tutta la trafila del "salto in braccio-fusa-danza del latte"...).

No, no, mica possiamo confonderci con i ruffiani gatti qualsiasi!

Lei salta su, in cima alla libreria. E da lì, con atletica prestanza (almeno quella che la pancetta consente), si lancia in un dinamico balzo verso la cima della credenza, scavalcando come una novella Sara Simeoni, un mazzo di bastoni di bambù decorativi che mammina ha piazzato tra i due mobili (ovviamente, solo a squisito beneficio delle velleità atletiche dell'infante...). Compiuto l'eroico atto ginnico, si rivolge con modestia alla platea, in attesa del meritato applauso.

Se poi quei buzzurri distratti degli amici di mamma hanno compiuto l'affronto di non darle la meritata attenzione, lei - indomita - non si perde d'animo, e - sollecita - torna i posizione per un non meritato bis. Che poi diventano due, e poi tre, e poi cinque... Fino a quando qualcuno - onestamente di solito mammà, commossa dal suo sforzo di intrattenere il suo pubblico - non le rivolge il dovuto apprezzamento. "Avete visto che salto?! Brava, la mia Bianca, che brava!". Al che tutti i presenti si sentono in dovere di aggregarsi al plauso, e - dopo un paio di momenti di complimenti sperticati - l'infaticabile eroina si sente autorizzata a ritirarsi tronfia nelle proprie stanze.

Ma è quando mammina decide di andarsene a dormire, che scoppia il vero psicodramma domestico. Eccheccavolo! Mica vorrai che dorma ai tuoi piedi come un gatto qualunque? L'avevo già detto, no, che lei è profondamente convinta della propria aristocratica superiorità...

Salvo quindi giornatacce del tutto particolari o elementi di disturbo al di fuori dal suo controllo - per le quali occasioni, appunto, è dotata di proprio letto e camera privata... - nelle serate normali lei crede sia suo preciso dovere nel menage domestico, dormire alla destra della sua mamma. Anzi, più cha alla destra, nella destra... Nel senso che il posto individuato non è un posto qualunque, in una qualunque parte del letto. No! Lei è una micetta a modo, perfettamente conscia del proprio ruolo e delle proprie prerogative. Che - nello specifico - prevedono: a destra di mammà, sotto le coperte, tra il suo fianco ed il suo braccio, rannicchiata con la testa appoggiata sulla sua spalla. Quello è il posto e - caschi il mondo - lì Sua Maestà deve coricarsi.

Ma - si sa - la vita dei monarchi non è mai così semplice. Quindi, ogni sacrosanta sera, il cerimoniale va rispettato. Vale a dire: "mamma si distende sotto le coperte e io mi siedo sul comodino; mamma cerca la posizione più comoda (che fastidio, quella mania di tenere in mano quei blocchi di carta chiamati libri e tenere la luce accesa...); mamma mi guarda e mi dice 'Ok, Bianca, vedi di sbrigarti a trovare il tuo posto!'; passeggiatina di un quarto d'ora sui cuscini, mentre mamma tiene il lembo della coperta sollevato, nella speranza che io mi decida; collocazione nella cuccia; nanna con concistoro di fusa".

Onore a Sua Maestà, quindi.

Guai senza di lei...







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sabato, 05 marzo 2005

Fanno quello che vogliono, 'sti americani. Tanto loro possono, tanto loro hanno sempre ragione. Dio sta con gli Stati Uniti, che cavolo! Con la terra della libertà, delle opportunità, dell'opulenza.

Dio sta con loro anche quando uno dei loro preziosissi Top Gun, tanto per giocare a fare John Wayne, tira giù un'intera funivia. E guai solo a pensare, poveri sciocchi italiani, di processarlo in loco. No, si sa come va la giustizia in Italia, solo in America ci abbiamo i processi giusti, quelli con Perry Mason e le giurie. Ci pensiamo noi a sistemarla, questa faccendaccia del Cernis, l’applichiamo noi il senso della giustizia. Divina, of course…

Dio sta con loro quando non firmano il trattato di Kyoto. Echeccazzo, noi siamo la terra della libera iniziativa, come vi permettete di venirci a dire cosa possiamo o non possiamo fare con i gas di scarico dei nostri jeeponi?! No, dico, Kyoto mica è citato nella Costituzione dei Padri Fondatori. Giorgetto Washington non ne ha mica mai parlato... Ergo non esiste. E nemmeno l'inquinamento. Quindi, si fa così, e basta. Con buona pace del dialogo internazionale...

Dio sta con loro quando decido di fare la guerra. Anche quando tutto il mondo gli dice di lasciare perdere, di non andare ad aprire quel tremendo vaso di Pandora. Il problema è che a scuola, negli Usa, mica lo insegnano chi è Pandora. A loro insegnano solo i nomi dei presidenti, il basket e, al massimo, come portare un'arma in classe eludendo le perquisizioni...

E quindi, una volta insegnato a Junior qualche nozione base di geografia mediorientale, via che si va, una bella guerricciola con bombardamenti chirurgici e eroici Marines su cui poi fare dei film.

Tanto Dio è con noi, e se poi ci scappa qualche morto civile - ops, dimenticavo che si dice "effetto collaterale" - beh, pazienza, l'importante che i media non ci marcino troppo su.

Dio è con l'America. Forse.

Noi - inteso come Italia - invece ci siamo di sicuro. Siamo con loro in un Paese occupato, dove ci sparano addosso. Dove la gente ha chiaramente detto alle elezioni di non volere più truppe straniere. Dove (come in tutto il Medio Oriente) si accavallano dozzine di problematiche etniche e religiose, nelle quali il giochetto semplicista tutto puritan-statunitense del "buoni contro cattivi, cowboys contro indiani" proprio non regge. Dove siamo andati a cercare e distruggere armi che manco c'erano (che figure di merda...). Un Paese dove ormai regna l'anarchia totale. Dove prima c'era un dittatore sanguinario (ed era ora se ne andasse…), ma dove ora invece di dittatori ce ne sono centinaia. Centinaia di signorotti della guerra, armati fino ai denti, incazzati neri, senza controllo (che Bin Laden li controlli tutti non è logisticamente e logicamente credibile!), senza prospettive se non quella di raccimolare un po' di preziosa valuta estera grazie ad attività illegali tipo sequestrare gli occidentali - soprattutto quei poveracci che sono lì per lavorare o per documentare quel disastro (nessuna scelta ideologica, semplicemente bersagli più facili). Delinquenti che spadroneggiano sui poveri civili iracheni, già provati da un decennio di embargo e dalle democraticissime bombe americane. Gente che stava male prima, e che adesso sta pure peggio.

Ma non importa, noi siamo assieme all'alleato americano, all'amico George. Quindi assieme a Dio...

E se poi uno dei suoi marines - stanco, spaventato e che probabilmente si sta chiedendo come ci sia finito lui lì, dato che era entrato nell'esercito solo per avere un lavoro... - ci ammazza un funzionario, beh, pazienza. Sono gli "scherzi tragici del destino" - parola del nostro stimato ministro degli Esteri. Perchè l'amicizia con l'America non si discute, dio bono, ci hanno liberato dal fascismo e dal comunismo, loro... Sono i più forti e c'hanno sempre ragione, loro. C'hanno Dio dalla loro parte, loro...

Quasi quasi, pensandoci bene, viene da chiedersi come mai a Fini e Berlusconi non sia ancora venuta l'idea di mandare una bella lettera di ringraziamento alla Casa Bianca? Dopotutto, l'altra sera hanno fatto risparmiare al governo italiano i soldi dello stipendio di un impiegato statale. Anzi, chissà che non sia un'idea per liberare un po' di posti di lavoro...

Tanto, Dio è con loro.

God bless Iraq, God bless the world.

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